Paraocchi e libertà – Lc 7,31-35

Paraocchi e libertà – Lc 7,31-35

In quel tempo, il Signore disse:
«A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».


Ognuno di noi cerca, in maniera più o meno consapevole, di far corrispondere il mondo reale al proprio mondo interiore, agli schemi che si è fatto della realtà. Se la vita non entra in questi schemi, facciamo di tutto per farcela stare, la spingiamo con forza, ne smussiamo gli angoli, perché altrimenti dentro di noi si crea scompiglio, smarrimento, anche angoscia. Sono atteggiamenti che mettiamo in moto automaticamente, senza accorgercene. Piaget lo chiamava “processo di assimilazione”: inserisco nuovi dati che vengono dal mondo esterno negli schemi che già esistono nel mio cervello, senza modificarli di una virgola.

E così, dentro di noi, nascono le scuse, scuse per fare qualcosa o per non farla. E’ un atteggiamento normale, certo, per sopravvivere, altrimenti il mondo sarebbe una ridda incontrollata di informazioni, eventi, cose nuove secondo dopo secondo: il caos più totale. Però, sull’altro versante, è importante vigilare perché questa “comprensione in sovrappeso”, vorace, non diventi la scusa per non muoverci di un passo. Il rischio è quello di disinnescare ogni occasione di conversione: ne va della nostra libertà.

Rischiamo di diventare schiavi delle nostre precompensioni, di procedere col paraocchi. L’accusa di Gesù, nel vangelo di oggi, è ai farisei, che non si lasciano coinvolgere, perché hanno troppi schemi da perdere, troppe rigidità che li bloccano nel cammino per la vera e autentica libertà. Se Gesù mangia e beve, allora “è un mangione e un beone”; se Giovanni non lo fa, “è indemoniato”. “Ma i piccoli, i poveri e i peccatori, che non hanno schemi e certezze da difendere, intuiscono la logica dell’agire di Dio e gli danno ragione” (Barbaglio).

Lasciarsi coinvolgere da questo gioco serio che è la vita, imparare l’alfabeto delle emozioni (piangere e cantare) e usarle per avvicinarsi al prossimo, che è uno come me, con gli stessi sogni e le stesse ferite: questo è il difficile percorso della conversione. Ma è la fatica da cui sgorga la nostra gioia.

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