«Il giovane è
la più bella creatura di Dio,
la speranza dell’avvenire».
(p. Dehon)

26.06.2010 - …guarito… Mt 8,5-17

Immagine attivaEntrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: «Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». Gli disse: «Verrò e lo guarirò». Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa». Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande! Ora io vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli, mentre i figli del regno saranno cacciati fuori, nelle tenebre, dove sarà pianto e stridore di denti». E Gesù disse al centurione: «Va’, avvenga per te come hai creduto». In quell’istante il suo servo fu guarito.

Entrato nella casa di Pietro, Gesù vide la suocera di lui che era a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò; poi ella si alzò e lo serviva.

Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la parola e guarì tutti i malati, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: “Egli ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

 

 

Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”… sono parole che ripeto ogni volta che celebro l’eucaristia. Parole che “riconoscono” la mia distanza dal Padre, ma che , in bocca la centurione,  indicano anche una “vicinanza”: al servo. È questa vicinanza – al fratello, ma anche alla mia umanità, ferita, paralizzata e che soffre terribilmente – che rende possibile l’incontro con il “Signore”, un incontro che genera “guarigione”. Il centurione di Cafarnao, il pagano, oltre che ad affidarmi nella fede, mi insegna la “vicinanza”, che si fa preoccupazione, al fratello. È la stessa di Gesù che “vede” e “tocca” la suocera di Pietro, a letto con la febbre. È la “pre-occupazione” per colui che “è a letto”, è steso dal male, che genera la “meraviglia” in Gesù. Perché è “da Dio” “pre-occuparsi” in questo modo, tanto da “prendere le infermità… caricarsi delle malattie”. Mi piace pensare che anche io – nonostante il mio essere pagano, legato al mio villaggio, alla mia terra, alle mie preoccupazioni – posso “meravigliare” il mio Dio: attraverso la preoccupazione per il fratello. Un fratello amato e per questo “affidato”, nella fede, al mio Signore, riconosciuto e amato come colui che “ha preso le nostre infermità e si è caricato delle malattie”.

Signore, io non sono degno di ospitarti in casa mia, lo so. Mi faccio però “ospitare”, insieme con ogni mo fratello e sorella, nella tua casa abbondante di misericordia e di cura.

 
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