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Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».
Il Vangelo di oggi mi porta in casa di Matteo, l’uomo “seduto al banco delle imposte” chiamato a seguire Gesù, il peccatore che invita a banchetto Gesù, una festa di peccatori criticata duramente da farisei e dottori della legge. In casa di Matteo Gesù si rivela come “medico” inviato per i malati e non per i sani. In casa di Matteo ci sono io, con il mio peccato, il mio male, chiamato alla festa di nozze. Chiamato a vivere la “gioia” dell’incontro con chi mi si dona per amore. Gesù si rivela come “sposo”, l’altro che si dona e che accoglie il dono d’amore. Una festa di nozze che non è ancora piena, perché resta sotto il segno della croce, sua, ma anche mia. Sono i giorni del “silenzio”, della lontananza, della fatica, che mi fanno sentire non del tutto vero il “banchetto in casa di Matteo”, il Suo essere per me. Mi fanno sentire il credere una “toppa”sulla vita logorata dalla fatica, piuttosto che un modo nuovo di vivere. Ho bisogno del vino nuovo, un vino che fermenta ancora, un vino vivo, dentro la vita che a volte mi sembra incapace di generare il nuovo. Una vita che a me – ma mai al Padre – sembra così invecchiata da non poter contenere la novità di Gesù. Voglio partecipare anche oggi al Tuo banchetto con i peccatori, per lasciarmi rialzare come Matteo, per averti in casa mia, per sentirmi malato curato, per sentirmi riempito del tuo amore, per rendermi conto di essere “vestito” e “otre”nuovo, quale sono per tuo dono! |