Occhi aperti – Lc 21,34-36
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Nell’ultimo giorno dell’anno liturgico, il discorso apocalittico del vangelo di Luca si conclude con una coppia di indicazioni: «state attenti» e «vegliate». In entrambi i casi si tratta di tenere gli occhi aperti, vuoi per vedere meglio, vuoi per resistere al sonno.
Gli occhi sono i ricettori della luce, i nostri organi preposti a cogliere i fotoni che, rimbalzando sugli oggetti attorno a noi, donano colori, dimensioni e luminosità. Stare con gli occhi chiusi significa allora vivere in un mondo buio, piatto e grigio. Quello che Gesù augura a tutti noi è che possiamo cogliere un mondo colorato e profondo, in cui la luce fornisce a tutti la possibilità di camminare come fratelli e sorelle. Il giorno di cui parla non è un giorno spaventoso, benché il linguaggio apocalittico usi termini che ci fanno tremare i polsi.
Si tratta del giorno di oggi, di questo istante: il giorno in cui Dio colora il mondo. Lo fa tramite persone di buona volontà che, con piccoli gesti di tenerezza quotidiani, riescono a uscire da sé per accogliere l’altro. Se noi vediamo solo un mondo grigio, quel giorno – che è oggi – diventa un giorno stupido, inutile, fatto di ingenui e illusi sognatori. Dobbiamo sfuggire a tutto ciò, rinnegare con forza il non-senso che oggi sentiamo spesso dentro e fuori di noi.
Lasciamo che Dio colori, davanti a noi e attraverso di noi, il mondo luminoso come vuole.



