Incomprensione
La Passione secondo Matteo, che ascolteremo in questa Domenica delle Palme (anno A), si snoda dal complotto dei sacerdoti e degli anziani del popolo che trovano un accordo con Giuda sul prezzo del suo tradimento, al momento della sepoltura dove i capi dei sacerdoti e i farisei insinuano il sospetto che il corpo di Gesù possa essere trafugato dai suoi discepoli per dare seguito alle dicerie su una sua possibile risurrezione. Proprio i capi che avrebbero dovuto portare il popolo all’incontro con il messia, non riconoscono in Gesù il Figlio di Dio che viene a portare a compimento le attese di Israele.
La Passione di Gesù che è il frutto della scelta d’amore di Dio per l’uomo, è avvolta comunque dal mistero dell’incomprensione: non solo i capi del popolo, ma anche i discepoli, il popolo intero, Pilato e la moglie, i soldati romani, le guardie, perfino i ladroni crocifissi con lui non capiscono la verità di quello che sta succedendo. Solo il centurione e quelli che facevano la guardia con lui, rimangono stupiti dal terremoto e dagli eventi che si susseguono al momento della morte di Gesù, ma anche in questo caso si tratta di un risveglio tardivo e più motivato dagli strani avvenimenti che si stanno manifestando più che dall’effetto diretto dell’aver visto Gesù morire in quel modo, come invece ci ricorda l’evangelista Marco. L’unico che sembra capire almeno la portata del suo gesto è Giuda che si rende conto di avere tradito sangue innocente: ma anche in questo caso, l’incomprensione per quello che Gesù sta vivendo, porterà Giuda alla disperazione e al suicidio.
Pietro piange amaramente dopo aver scoperto l’avverarsi della predizione del suo tradimento: anche lui capisce solo quello che lo riguarda, ma non riesce ancora a comprendere la portata complessiva di quello che Gesù sta portando a compimento.
Simone di Cirene viene costretto a entrare in una storia che non è la sua e di cui diventa protagonista suo malgrado, senza capirne le ragioni. I passanti sotto la croce insultano e scuotono il capo. Perfino le donne riescono soltanto ad osservare da lontano, mute spettatrici di qualcosa di incomprensibile per loro. Ogni schema di lettura interpretativa della croce risulta parziale e limitato, condizionato dal ruolo e dalla visione periferica dei vari personaggi che ruotano attorno all’unico protagonista che è Gesù.
Forse proprio qui ci vuole portare l’evangelista: insieme ai tanti personaggi che ruotano attorno a Gesù che offre tutta la sua vita per la salvezza del mondo, ci siamo anche noi, con la nostra visione parziale e la nostra incapacità di comprendere che al cuore della Passione di Dio per l’uomo c’è un mistero di amore e non il distendersi di un qualche progetto di soddisfazione sadica che chiede di essere placato dallo spettacolo della sofferenza e della morte. Forse Matteo ci vuole portare proprio a sperimentare la stessa incomprensione dei vari interpreti del suo racconto di fronte a quello che Gesù sta compiendo, per scuoterci dalle nostre sicurezze a dal nostro modo spesso banale di leggere la realtà: l’evangelista ci sta invitando ad ammettere che un amore spinto fino al punto di offrir la propria vita sulla croce è davvero incomprensibile secondo le logiche del mondo. Se ci fermiamo a queste logiche, facendole diventare chiave di lettura della realtà, non ci resta che ammettere quanto la violenza, l’ingiustizia e la sopraffazione, siano realmente il motore degli avvenimenti. Se però viviamo di questa convinzione, allora vuol dire che non abbiamo ancora il coraggio di stare davvero davanti alla croce e ci accontentiamo soltanto di sue generiche e avventate interpretazioni.
La Settimana Santa che stiamo per iniziare ci vuole fare entrare nel mistero inesauribile ma abitabile dell’amore pieno di Dio. Ecco perché ascoltiamo l’intero racconto della Passione, proprio la domenica in cui celebriamo l’ingresso glorioso di Gesù a Gerusalemme: per non dimenticare che ci troviamo di fronte a qualcosa di molto più grande di noi che non può essere sottoposto a letture parziali, mistero di amore che non accetta semplificazioni, progetto di salvezza che non può smettere di essere interrogato.
Infine, probabilmente, veniamo invitati a fare come Maria di Magdala e l’altra Maria che si fermano lì, sedute davanti alla tomba, in attesa che, ancora una volta, sia il maestro a chiarire tutto con la sua Parola di vita e a rimetterci in movimento. Abbiamo tutti bisogno di questa sosta per tornare a capire.



