Terrazze luminose
Il vangelo di questa dodicesima domenica del tempo ordinario, anno A (Mt 10,26-32), ci invita a non avere paura degli uomini, neppure di quelli che hanno il potere di uccidere il corpo. Chi dobbiamo allora temere? Tutti coloro che hanno il potere di farci scegliere il male e attraverso queste scelte di condurci alla disperazione del corpo e dell’anima. Il bene ha una sua evidenza che non può rimanere nascosta: la buona notizia annunciata da Gesù non ha le caratteristiche di un segreto per pochi. Non siamo di fronte ad un annuncio per iniziati, ma a una parola di speranza offerta a tutti, in modo che tutti possano avere gli strumenti necessari a scegliere il bene.
Nel contesto delle così dette post-verità, come ci ha ricordato anche papa Leone nella sua enciclica Magnifica Humanitas, si ha l’impressione che le informazioni che contano siano custodite da pochi gestori di dati che accumulano, in questo modo, un potere sempre più smisurato. Paradossalmente il mondo iper-connesso di oggi, apparentemente basato sulla circolazione dei dati, rischia di diventare l’incubo distopico di tanti libri di fantascienza: un mondo dove pochissimi possiedono una conoscenza che condiziona e indirizza la vita di tutti.
Il vangelo ci offre una conoscenza open source, accessibile a tutti e che tutti possono utilizzare per diffonderla sempre di più e sempre meglio. L’unica difesa possibile di fronte all’invadenza di chi vuole acquisire tutte le informazioni sulla nostra vita per renderla, in definitiva, una pura merce di scambio, non è la segretezza e il continuo rafforzamento del livello della privacy. Al contrario, la condivisione libera e gioiosa, la scelta di scambiare esperienze significative di bene e la volontà di arricchire l’altro con l’amore che si sta ricevendo, sono le risposte gridate dalle terrazze che ci liberano dalla paura.
Di fronte alla malattia della sfiducia che ci spinge al ripiegamento su noi stessi, a cercare salvezza in ciò che porta alla perdita del corpo e dell’anima, il vangelo ci invita alla fiducia. Chi avrà il coraggio di scommettere su Gesù e sulla sua parola davanti agli uomini avrà salva la vita e diventerà strumento di salvezza per gli altri. Il Signore della vita è pronto a riconoscere chi è disposto a fidarsi di lui: noi valiamo infinitamente di più di molti passeri; valiamo tutta la vita di Cristo che l’ha messa interamente a disposizione per ciascuno di noi.
Di fronte ai meeting internazionali di questi giorni, G7, presunti accordi di pace, tutte occasioni dove si ha sempre l’impressione che le cose davvero fondamentali vengano discusse e decise nel segreto, e forse non potrebbe essere altrimenti, salvo poi rimettere tutto in discussione davanti alle telecamere appena se ne ha l’occasione, il vangelo ci offre una linearità differente, frutto della limpidezza e della trasparenza di un ragionamento che non vuole escludere nessuno: se impari a fidarti di chi ti dona la sua vita, allora impari a vivere nella fiducia e diventi dono per gli altri. Non vivi più nella paura perché donando la vita non hai più paura di perderla.
Non ti importa più contare i capelli del tuo capo perché sai che tutto di te è custodito e amato; smetti di fare i conti e inizi a vivere davvero di quello che hai.
Non dobbiamo temere gli uomini che, tramando nel segreto, pensano di poter disporre della vita e della morte di altri uomini. Dobbiamo temere chi ci spinge a rinchiuderci nelle nostre paure facendoci perdere il gusto della vita convincendoci che sia l’unico modo per conservarla.
Per diffondere questa verità non abbiamo bisogno di luoghi segreti, né della forza di qualcuno che la voglia imporre; non abbiamo bisogno di algoritmi che la mettano al sicuro e la proteggano. Abbiamo solo bisogno di ritrovarci alla luce del sole e di terrazze ben in vista da cui gridarla.



