Dov’è la gratuità – Mt 7,21-28
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Quando mi trovo ad affrontare momenti difficili capita di rivolgermi al Signore, durante la preghiera, con queste parole: “Ma come? Io spendo tanto tempo in parrocchia, mi impegno al massimo come educatore con i ragazzi, mi sforzo a essere un figlio perfetto e che rispetta le regole, e Tu permetti che mi succeda questo?”. Devo dire che, leggendo questo brano del vangelo di Matteo, mi sono sentito un po’ come quei molti che rinfacciano a Cristo tutte le loro buone azioni compiute per guadagnarsi il regno dei cieli, senza però riuscire nel loro intento.
Allora mi chiedo il perché del mio fare volontariato, del mio impegno per gli altri. Lo faccio per ottenere qualcosa dal Signore, tipo uno sconto sulle sofferenze quotidiane, o per fare la Sua volontà?
Forse, in alcuni casi, opero l’iniquità (cosa che mi rende iniquo, cioè non benigno) piuttosto che la gratuità (da intendere come benevolenza).
La Parola odierna scardina le mie certezze e mi fa capire che, in troppe occasioni, pongo come base della mia esistenza la vanagloria e la superbia (sabbia), piuttosto che la magnanimità e l’amore (roccia). E se continuo così, tutto crollerà alla minima goccia di pioggia o al più lieve soffio di vento.
Se capisco, invece, che il regno dei cieli è qui su questa terra e non in un mondo a parte, allora potrò imparare ad agire senza richiedere nulla in cambio, che sia al mio prossimo o a Dio. A salvarci sono le cose inutili, cioè quelle che non producono un utile, ma solo la gratuità!



