La pietra più bella che c’è – Mt 21,33-43.45

La pietra più bella che c’è – Mt 21,33-43.45

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.


Mi hanno colpiscono molto alcuni versi di una una poesia non molto nota di David Maria Turoldo: “Gesù Gesù, ora Ti sento: / eri l’accordo sui mondi / eri tutti gli uomini”. Esprime tutto lo stupore del poeta (e del monaco) di fronte alla bellezza di un Dio che si fa fratello come noi, ma, al tempo stesso, il rammarico per la nostra difficoltà ad accogliere tale bellezza.

Ma da dove viene questa difficoltà? Forse perché “non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi” (Is 53,2). Insomma, ci aspetteremo un Dio potente. Guardiamo con distacco i farisei, che cercavano un messia liberatore politico, ma in fondo dovremmo avere più comprensione per questi fratelli che, più o meno, la pensano come noi: Gesù non è attraente. Non ha superpoteri, non risolve le questioni, non ha voglia di ribellarsi…

Così, nella costruzione della nostra vita, siamo tentati spesso di “scartarlo”. E’ una pietra che non serve. In effetti, la “pietra d’angolo” è una pietra a L che a poco serve per costruire un muro. Diventa invece essenziale nel momento in cui vogliamo unire due muri perpendicolari. Gesù è la “testata d’angolo” della nostra vita se incominciamo ad aprirci all’idea di divenire “altro”, che c’è un altro “muro” da unire. Se incominciamo a pensare di essere persone in cammino, “tentativi di persone che comunque esistono” (Gaber), uomini in divenire, allora comprendiamo come l’invito di un Dio che si fa uomo è rispettoso e totalizzante al tempo stesso. Se invece pensiamo di essere già a posto così, allora è ovvio che abbiamo bisogno di un Dio che semplicemente ci faccia dei favori e, quindi, che sia attraente e potente.

Siamo persone che stanno cercando di diventare veri uomini e donne: ci serve un Dio che sia un motore potente, che, da dentro, ci dia la forza e il senso di un sforzo grande ma liberante e, alla fine, gioioso. Ci serve una testata d’angolo per unire due mura. La pietra più bella che c’è.

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