Famiglia che ascolta – Lc 8,19-21

Famiglia che ascolta – Lc 8,19-21

In quel tempo, andarono da Gesù la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla.
Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti».
Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Solo tre versetti ma densi, che hanno sullo sfondo il tema della Parola annunciata da Gesù e che è Gesù. Parola che si fa carne e vita risorta, vita salvata. Nell’immenso mare di parole che quotidianamente invadono le nostre esistenze, la maggior parte si perde perché non ha direzione (senso); sono parole che non sanno dove andare a posarsi. Svaporano.

Un’altra parte entra nel flusso del vivere, che è sempre uno spazio aperto tra un inizio e una fine, uno spazio tempo dentro il quale significa l’origine e il suo mistero. La parola che ha una direzione (tra inizio e fine) dice sempre qualcosa del mistero, porta luce. Crea mondo, appunto, genera storia rendendo possibili i nostri legami.

Il lettore della Bibbia è chiamato a mettere in scena, dentro il proprio prezioso mondo immaginario, la dolcissima scena del Dio creatore, il quale crea separando e dando un nome alle cose. Crea togliendo dal caos, che è non-spazio e non-tempo. E dando parola.

In Gesù questo movimento generativo entra nella carne umana. La nostra carne è capace di mistero. Ascoltare la parola di misericordia, quindi, ci rende fratelli e consanguinei di Gesù. Più ancora, come leggiamo nel vangelo, diventiamo madre e fratelli: accogliendo parola generiamo a nostra volta parola che illumina. Questa possibilità è data non già dall’appartenenza, quanto dall’ascolto, ed è per chiunque.

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