Angeli e custodi – Mt 18,1-5.10

Angeli e custodi – Mt 18,1-5.10

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

«Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli». Gesù prende un bambino, lo pone al centro della scena e rivolge ai suoi discepoli queste parole di ammonizione che suonano con un accento severo. La vita fragile, la vita indifesa, è «terra santa» davanti a cui togliersi i calzari e adorare la presenza divina. Dalla cura e dalla custodia di questa vita dipende tutta l’umanità.

Noi padri dehoniani abbiamo vissuto da poco la beatificazione di un confratello ucciso negli eccidi nazifascisti del 1944. Rievocare quelle vicende, ascoltare quelle storie, significa ogni volta ripiombare dentro al mistero del Male che si è scagliato con violenza atroce contro la vita più fragile e indifesa, che ha fatto scempio della vita dei bambini, delle donne, degli anziani. È successo. E ancora succede.

Oggi facciamo memoria degli angeli custodi. Il vangelo ci rammenta una grave responsabilità. Ci sono angeli di cui dobbiamo farci custodi. Gli angeli che Dio ci invia affinché, prendendoci cura di loro, possiamo lasciarci guarire e salvare.

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