La pietra d’angolo
Il brano del vangelo di Matteo scelto per questa XXVII domenica del Tempo Ordinario (Mt 21,33-44) non offre buone notizie sulla realtà degli uomini: i contadini della parabola a cui viene affidata la vigna si dimostrano incapaci di riconoscere il dono ricevuto. Non solo, appaiono incapaci di ragionare secondo logica e giustizia: chi può averli convinti del fatto che, dopo aver eliminato i servi, mandati per chiedere conto del loro operato, e aver ucciso addirittura il Figlio, avrebbero potuto ereditare qualcosa? Siamo alle solite: l’uomo pensa di poter ottenere qualche vantaggio dalla violenza e spera di raggiungere un bene per sé eliminando gli altri percepiti come concorrenti. L’umanità sa essere malvagia e sorprendentemente stupida: la logica assurda messa in campo dai contadini omicidi è la stessa che muove tante scelte anche oggi, purtroppo. Come si può essere convinti che eliminando qualcuno avrò sicuramente un vantaggio? Togliere una vita vuol dire impoverire il mondo e di conseguenza impoverire anche la nostra stessa vita. Nessun vantaggio, dunque, ma solo il baratro della solitudine e della mancanza di senso.
Non dobbiamo cadere nel facile errore di interpretare il racconto leggendo la figura dei contadini come il popolo d’Israele a cui viene tolto il regno per affidarlo a un popolo nuovo di cui sentirci automaticamente parte: la conclusione della parabola, con la spiegazione che Gesù rivolge agli anziani e ai capi dei sacerdoti, non presenta alcun automatismo: si parla di un popolo nuovo in cui è facile riconoscere la realtà della chiesa, ma si aggiunge che l’appartenere a questo popolo dipenderà proprio dalla capacità di portare frutti secondo la logica del regno. Non basta allora decidere di lavorare nella vigna, anche i contadini lo hanno fatto: si tratta di riconoscere che i frutti non nascono dalle nostre fatiche, ma dalla disponibilità di un padrone che ci mette a disposizione tutto quello che serve per fare bene la nostra parte. Insieme a chi si rende disponibile a lavorare con noi possiamo ottenere frutti di cui godere nella condivisione, frutti che nessuno ci toglierà. La buona notizia è che Dio dona sé stesso nel Figlio proprio per fare nascere questo popolo nuovo capace di riconoscere finalmente che la vita è meglio donarla piuttosto che toglierla.
«La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi». La citazione del salmo 118, che Gesù offre come chiave di lettura della sua stessa missione, è l’annuncio più bello e vigoroso della tenacia di Dio: alla violenza degli uomini che distrugge, Dio risponde costruendo l’edificio dell’amore che si regge tutto sul dono della vita del Figlio.



