Farsi poveri – Lc 14,1-7.11

Farsi poveri – Lc 14,1-7.11

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Gesù non è un maestro di galateo. O, meglio: non è solo un maestro di galateo. Certo si comportava in maniera consona e decorosa al suo contesto culturale e al tuo tempo, ma il vangelo non è stato scritto per insegnarci qual è l’atteggiamento migliore se siamo invitati fuori a cena. No: per Gesù le cose che accadono nella vita quotidiana sono segno e spunto per un insegnamento più profondo.

E il cuore del suo insegnamento sta nell’ultimo versetto: «chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Umiliarsi è un verbo riflessivo che ha la sua radice con la terra e l’humus, esattamente come la parola “umano”. Umiliarsi – ben lungi dall’essere un masochistico autolesionismo – significa restare umani. Di più: in greco letteralmente suona come “rendersi bisognosi”, mendicanti (tapini). Chi si rende mendicante, sarà esaltato. Chi invece continua a far finta di non aver bisogno di nulla, si renderà conto di essere povero.

La parabola allora non parla tanto delle buone maniere tra noi, ma del rapporto di ciascuno di noi con Dio. L’invito del vangelo continua a risuonare, pagina dopo pagina, come l’appello a riconoscersi poveri e bisognosi. In fondo, non ci siamo dati da noi la vita, ovvero nasciamo in uno stato di esigenza totale. E così tutta la nostra esistenza continua a richiedere la presenza dell’altro accanto noi, del nostro prossimo. Chi si esalta vuol fare a meno del prossimo. Liberissimo. Ma sappia che si rovina la vita.

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