Punto interrogativo – Gv 6,22-29

Punto interrogativo – Gv 6,22-29

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, vide che c’era soltanto una barca e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma i suoi discepoli erano partiti da soli. Altre barche erano giunte da Tiberìade, vicino al luogo dove avevano mangiato il pane, dopo che il Signore aveva reso grazie.
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».

Personalmente, comprendo fin troppo bene la folla dietro a Gesù. Poco prima il Maestro aveva soddisfatto la fame di tutti (6, 5-13) e aveva avuto il suo bel da fare per evitare che lo incoronassero re (6, 14-15). Ciò che non comprende la gente, ci dice Gesù, è perché non ha colto dei “segni”, ma perché ha “mangiato di quei pani” e si è saziata.

In fondo tutti quanti cerchiamo in Gesù delle risposte. Di domande ne abbiamo fin troppe nella nostra vita. E’ il lavoro giusto per me? Questa persona mi sarà fedele? Riuscirò a completare questa pratica? L’esame sarà facile? Rispetterò la scadenza? Questa persona mi amerà davvero? Che figura ci faccio? Supererò questo momento?

Non vogliamo altre domande, vogliamo dei punti esclamativi. Ci attacchiamo con forza a chi soddisfa i nostri bisogni, a chi chiude questioni, a chi ci fa sembrare tutto facile. Gesù non fa parte di questa schiera. O, meglio, lo fa a suo modo. Il Signore, con i suoi gesti, ci dà dei “segni” dell’amore di Dio, che completa, supera e rilancia ogni domanda. Ma è proprio quest’ultimo “rilancia” che ci dà noia.

Eppure sta qui il grande – e piccolo – segreto. La domanda che ci rilancia Gesù è: vuoi vivere con amore ogni pratica in scadenza, ogni esame, ogni relazione, ogni lavoro, ogni quotidianità banale e ogni eccezionalità stimolante? Desideri vivere la “banalità dell’essere santi” (M. Delbrel). E questa domanda ci lascia un po’ ammutoliti, ma il cuore s’accende.

Gesù non è un punto esclamativo che chiude ogni discorso, ma un punto interrogativo, l’unica vera domanda: ci credi che l’amore può realizzarti e, al tempo stesso, trascenderti, superarti, farti cambiare? Ci scommetti, oggi? Tutte le altre domande diventano come satelliti, come pianeti attorno a questo sole che brucia e illumina.

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