Donne in attesa – Lc 1,39-45

Donne in attesa – Lc 1,39-45

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

È una notizia recentissima, ma che probabilmente verrà presto dimenticata e sepolta sotto tantissime novità che si faranno spazio. Il bollettino dell’Istat sulla natalità e fecondità della popolazione residente in Italia annuncia che rispetto al 2019 ci sono 15.000 bambini in meno.

Sembra che abbiamo paura della vita. È un inverno freddo.

Chissà come suona nelle nostre orecchie questo vangelo che profuma di attesa, di maternità, di tenerezza, di dolcezza, di bimbi che scalciano, di sussulti che mettono allegria, di grazia squisitamente femminile…

Se la vita ci mette paura cos’è che ce la toglie? Se ci spaventano i bambini che cosa invece ci dà veramente tranquillità? Se ci angoscia un figlio in più, un fratellino, una sorellina che cosa ci rasserena invece l’esistenza?

È vero, i bambini rendono difficile la vita, sono un peso, sono una fatica, sono una zavorra che non ci permette di andare dove vogliamo, bloccano la carriera e la corsa, richiedono tempo e pazienza, chiedono attenzioni e amore…, ma…

A che serve avere tanto pane se non si ha qualcuno con cui spezzarlo? A che serve essere forti, vincenti, capaci se poi al cuore lasciamo pompare soltanto il sangue?

Sogno un tempo in cui permetteremo ai bambini di tornare in mezzo a noi e con il loro pianto e i loro capricci di insegnarci l’arte che spetta al cuore e gli dà pace.

Sogno bambini che riempiono nuovamente le nostre strade e i nostri cortili e li ubriacano di voci e di vita. Sogno un giorno in cui donne felici del frutto del loro grembo sentono il sussulto delle loro creature come la gioia più grande, come l’esperienza che toglie loro le parole e lascia nell’animo e sulle labbra solo il canto.

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