Chiusa una porta, si apre un portone – Mc 8,11-13
In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno». Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.
Non vi è mai capitato di avere qualcuno davanti a voi con cui è impossibile intavolare un discorso? Non ci sono punti di contatto. Non c’è ascolto. Martella continuamente sempre sulle stesse cose. Non cambia di un centimetro la sua posizione. Alla fine voi vi arrendete e ci accorgete che con quella persona è impossibile un confronto, una comunicazione, un punto d’incontro. Spero allora che abbiate la forza di fare quello che ha fatto Gesù con quei farisei: fare un profondo respiro e allontanarsi.
Arrendersi di fronte all’evidenza dell’impossibilità di un dialogo non è debolezza, ma permettere a tutti e due di proseguire un cammino. Nel vangelo è scritto: «li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva». Il rischio invece è che i toni si accendano, il dialogo diventi scontro, che la rabbia abbia il sopravvento. Oppure che mi senta frustrato e deluso per non aver raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato. Gesù invece ci insegna ad andare oltre, perché c’è sempre un oltre che si spalanca, anche se in quel momento non vediamo futuro.
Un famoso proverbio dice “chiusa una porta si apre un portone”. Quante volte c’intestardiamo a proseguire o a far vivere ciò che non c’è più, ciò che è già morto, soprattutto nel campo delle relazioni. Non prendiamo il sano coraggio di dire: “basta! Qui non se ne esce, sto buttando le mie energie e la mia vita”. Lasciare per partire per l’altra riva non è allora fuga, ma scelta consapevole e responsabile per un’apertura al nuovo. Capacità di spalancare nuovi orizzonti e possibilità di incontri e di relazioni, questa volta vere!



