Uscire dal sepolcro

Uscire dal sepolcro

Nel toccante racconto della chiamata alla vita del defunto Lazzaro (Gv 11,1-45), brano presentato in questa V domenica di Quaresima anno A, Gesù piange per l’amico morto e sa raccogliere il pianto delle due sorelle che lo vanno a cercare per affidare a lui tutto il proprio dolore. Al centro del racconto ci sono relazioni di amore e la preghiera che introduce il miracolo, rivolta da Gesù al Padre, è espressione di una relazione viva e vera che non può essere spezzata neppure davanti alla morte. Gesù sa che sarà ascoltato ed esaudito perché amato, ma vuole che anche chi lo vede capisca quale sia la via da seguire per non soccombere di fronte alla morte. Non si anestetizza il dolore riempiendosi di immagini di morte, facendo finta che non ci riguardino. Non si anestetizza la nostra paura della morte tirando un sospiro di sollievo perché, per fortuna, quello che sta accadendo in certe parti del mondo non può accadere alle porte di casa nostra: ne siamo proprio sicuri? Siamo davvero sicuri che la morte, con i suoi potenti influssi, non stia già agendo sulle nostre vite?

«Lazzaro, vieni fuori!» è il grido che Gesù rivolge ad ogni uomo perché si risvegli e non si lasci ingannare dal soporifero torpore della morte.

Di fronte a questo grido d’amore dobbiamo capire che per Dio non c’è nulla di così indegno da non poter essere accolto e trasformato. Dovremmo sperimentare una tale commozione da sentire l’irrefrenabile desiderio di spalancare le porte di casa per affidare a lui tutto quello che cerchiamo di tenere nascosto. L’unico davvero disposto a guardarci per quello che siamo, ad accogliere il puzzo della morte che ci portiamo dietro senza storcere il naso, è anche l’unico che è disposto a credere in noi e a liberarci dalle bende che ci immobilizzano e dal sudario che rende irriconoscibile il nostro volto. Gesù ci vuole liberi e ci restituisce la nostra identità perché continuiamo a camminare cambiando prospettiva. Chi crede nella resurrezione non può vivere da morto e non può abbandonarsi a strategie di sopravvivenza.

Dove continuiamo a mettere massi che chiudono sepolcri, lasciando che nella nostra vita si aggiunga cancrena a cancrena, Gesù chiede di aprire perché entri la sua aria, affinché le sue parole possano convincerci ad uscire dai buchi di morte dentro ai quali continuiamo a cacciarci con le nostre stesse mani. Non importa cosa vogliamo tenere nascosto dietro alla bella lapide del nostro sepolcro per avere una faccia socialmente presentabile e accettabile, tanto tutti abbiamo qualcosa che vorremmo celare per paura del giudizio degli altri. Non importa, se abbiamo finalmente capito con chi abbiamo a che fare: l’unico che prenda sul serio anche le parti peggiori di noi, l’unico che davvero non ci chieda di mentire a noi stessi e di nascondere le parti malate che ci portiamo dietro. L’unico disposto a guarire tutta la nostra esistenza: dobbiamo smettere di cacciare cose e persone dentro ai sepolcri e capire che finalmente c’è qualcuno che ci chiama ad uscire dal nostro per vivere.

L’alternativa alla paura della morte che, in definitiva, è quella che sperimenta ogni persona sulla terra, non è l’affermazione di potenza: questa, oggi, lo vediamo chiaramente con i nostri occhi, genera soltanto altra morte. Chi vuole manifestare il proprio affermarsi sulla morte attraverso il potere di togliere la vita agli altri crea soltanto nuovi sepolcri e non solo in senso figurato, purtroppo.

Gesù ci offre l’alternativa credibile di vivere relazioni più umane, cercando l’amore dentro alle amicizie che ci tengono vivi, lasciandoci commuovere dal dolore degli altri: per Gesù il pianto è segno di condivisione profonda, di interesse per la condizione dell’umano, ma esprime anche tutto il suo desiderio che le persone intraprendano una conversione profonda dal vivere per la morte al saper morire per vivere. Imparare ad andare a morire con lui, come afferma Tommaso, uno dei dodici, è il modo che abbiamo per prepararci alla Pasqua, ma è anche il modo che ci viene consegnato per non sprecare la vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0Shares