Gratuitamente Barnaba – Mt 10,7-13
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti. Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».
Il brano del vangelo che la liturgia di oggi ci offre si adatta perfettamente alla figura dell’apostolo Barnaba, la cui memoria viene oggi celebrata dalla Chiesa.
Barnaba, in realtà, era nato Giuseppe. Diventa Barnaba, cioè “figlio dell’esortazione”, forse perché tra i primi discepoli ad accogliere l’esortazione, appunto, a vendere i propri beni e a consegnare il ricavato agli apostoli, quelli che gli cambieranno il nome e la vita. Infatti, Giuseppe, invece di vivere tranquillo, godersi i suoi beni e morire in santa pace tra le sue sicurezze economiche e non, farà da garante per Saulo quando i cristiani di Gerusalemme diffideranno di lui dopo la conversione (At 9,27), consoliderà la nascente comunità cristiana di Antiochia (At 11,22-30) insieme a Saulo che egli andrà a cercare a Tarso (At 11,22-30), ritornerà da Gerusalemme con Saulo (At 12,25), sarà protagonista, insieme a Paolo, del primo viaggio missionario (At 13–14). All’inizio il suo nome precede persino quello di Paolo («Barnaba e Saulo»), segno della sua autorevolezza, e parteciperà al cosiddetto “Concilio di Gerusalemme” (At 15,1-35).
In Barnaba contempliamo ciò che accade a chi si lascia raggiungere dalla pace di Cristo portata dai suoi discepoli. Egli l’ha accolta, ha sperimentato il cento per uno e, gratuitamente, quel cento l’ha donato.



