Affidare l’incomprensione – Lc 7,31-35
In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”.
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”.
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».
La descrizione che Gesù dà dei suoi contemporanei è quella di bambini capricciosi, che si lamentano se le cose sono diverse da come si aspettano.
Sarebbe troppo facile per noi dire: “eh sì, loro proprio non avevano capito niente!”. Se ci pensiamo, forse anche a noi capita a volte di pensare che il modo di agire di Dio sia sbagliato, perché non risponde alle nostre aspettative sulla sua azione e la sua presenza negli eventi della storia e nella vita di ciascuno di noi.
A volte rifiutiamo quello che non capiamo, ma così dimentichiamo che “quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le sue vie sovrastano le nostre vie, i suoi pensieri sovrastano i nostri pensieri” (cfr Is 55,9): resta inevitabilmente uno scarto tra l’agire di Dio e la nostra comprensione, che è lo spazio del Mistero. E noi non possiamo pretendere di colmare quello spazio con la nostra intelligenza.
Possiamo però sentirci figli di un Padre buono se ci affidiamo a Lui e, aguzzando la vista e sintonizzando il cuore, cerchiamo di scorgere i segni (a volte nascosti e sfuocati) dell’azione della sua Sapienza, che realizza sempre la propria giustizia conducendoci – per vie anche inaspettate – alla Vita piena.



