Restare. In silenzio – Lc 9,43b-45

Restare. In silenzio – Lc 9,43b-45

In quel giorno, mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, Gesù disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini».
Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.

Le pennellate di umanità che Luca sovente mette nel suo vangelo sono suggestive e commoventi. Gesù parla nuovamente della sua passione – e lo fa in termini duri: «mettetevi bene in mente». Certamente la sua preoccupazione è che, dopo la confessione di Pietro («Tu sei il Cristo»), i discepoli fraintendano la natura del messia, del Figlio dell’uomo. Egli è venuto per servire, non per essere servito. La straordinarietà del suo messaggio deve passare attraverso la croce – scandalo! – e la risurrezione – mistero incomprensibile -.

La reazione dei discepoli è di smarrimento: non capiscono. Di più: non osano interrogarlo a questo proposito. Mi piace questo dettaglio finale. Si tratta di un tatto che non sempre i discepoli hanno avuto. E’ un dettaglio di delicatezza che mi fa sorridere. Non sanno di cosa parla Gesù, ma intuiscono che è qualcosa di brutto, di faticoso per lui. Così, evitano di fargli domande.

Questo elemento è una sciocchezza forse, una virgola in tutto il corpus evangelico. Mi ricorda il silenzio che, all’inizio, gli amici di Giobbe vivono nei suoi confronti: di fronte alla fatica, la prima cosa è ascoltare, rispettare e stare. I discepoli hanno dubbi e non capiscono, ma scelgono di restare accanto a Gesù, senza fare altre domande. Che bel segno di amicizia!

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