Dio è in te e… nel prossimo

Dio è in te e… nel prossimo

Ogni giorno, appena alzati, ci sembra di essere gettati in un mondo sempre più lacerato e diviso: percepiamo che anche le nostre vite respirano l’aria malsana di una situazione divenuta del tutto strutturale, basta vedere cosa sta accadendo nelle piazze delle nostre città in questi giorni.

Sarebbe superficiale credere che la complessità non sia parte della vita, ma questo non significa doverla attraversare con un costante sentimento di inadeguatezza che porta a sentirci abbandonati a noi stessi e spesso perfino impauriti. Per farci forza ci sembra naturale affrontare i problemi uno alla volta, facendo ordine e semplificando per vederci più chiaro: ne abbiamo bisogno per evitare di rimanere schiacciati dal peso di una realtà sempre più contraddittoria. L’innato desiderio di ordine rischia però di diventare fuorviante: dall’ordine si fa presto a passare all’eccesso di semplificazione e alla superficialità che banalizza il reale, riducendolo a una proiezione dei nostri mondi interiori. Dove sta l’equilibrio nel vivere la complessità? Il vangelo di questa XXX domenica del tempo ordinario, anno A (Mt 22,34-40), ci offre una prospettiva decisiva.

Gesù viene interrogato da un dottore della legge su quale sia il grande comandamento: gli viene chiesta una sintesi impossibile di una legge che, per essere capita, richiede approfondimento, studio e continuo adattamento. I farisei vi avevano ricavato una fitta rete di precetti per ogni circostanza: tutto doveva essere normato per evitare errori nel rapporto con Dio e con gli altri. Quando la vita si riduce a casi precisi che definiscono cosa fare o non fare, l’esistenza si semplifica apparentemente, ma la banalizzazione del quotidiano diventa il terreno perfetto in cui il male può attecchire.

Gesù, con una sintesi poderosa, ci richiama a leggere la vita a partire da un principio unificatore e non secondo schemi che dividono: la legge serve perché ci richiama al principio dell’amore che presiede ad ogni scelta. La complessità del vivere si affronta soltanto chiedendosi cosa tenga davvero insieme la nostra vita. Porsi questa domanda non impoverisce l’esistenza, ma crea le condizioni per viverla in maniera creativa e vitale.

Il cuore della legge è uno solo: la relazione con Dio che si misura sulla capacità di intessere relazioni d’amore con il prossimo. Da qui prende senso tutto il resto. Primo e secondo comandamento sono simili perché parlano entrambi di relazione: sono un unico principio attorno a cui riposizionarsi per attraversare con frutto il reale. Serve a poco schierarsi sperando in risposte certe se si perde di vista il polo dell’amore. Dove non riusciamo a fare sintesi attorno a questa proposta di Gesù, scadiamo nella banalità, scegliamo di pancia, perdiamo la libertà e diventiamo tifosi che pensano di amare la propria squadra mentre finiscono solo per odiare le altre e di odio in giro mi sembra che ce ne sia già abbastanza.

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