La felicità: una porta che si apre solo verso l’esterno – Mt 5,1-12a
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Cosi infatti perseguitarono i prfoeti che furono prima di voi».
La questione della felicità e della sua ricerca segna l’esistenza di ogni essere umano. Facciamo i nostri tentavi, a volte i nostri errori, qualche volta arrivano anche dei successi, ma siamo tutti assetati di felicità. Ne parla anche Gesù in questo brano conosciutissimo, ma che rimane sempre duro da leggere e di conseguenza anche da spiegare.
In questo brano sembra quasi che la beatitudine, la felicità, sia spostata su un altro piano, su un’altra dimensione… su un’altra vita. Ma noi che siamo ancora qui, desiderosi di felicità, come possiamo possederla se il vangelo ci propone queste vie così impegnative? Stridono le categorie di uomini e di donne che non sono certamente persone felici: «beati quelli che sono nel pianto»!
Ma Gesù non ha mai prospettato la via facile e indolore per arrivare alla vita piena, alla sua vita, anzi: «entrate per la porta stretta» (Mt 7,13). Oppure: «se il chicco di grano muore produce molto frutto» (Gv 12,24). Certamente la via alla felicità non è quella che la maggior parte delle persone intende.
Aveva forse ragione Viktor Frankl, nel suo breve ma intenso testo “La sofferenza di una vita senza senso”. Egli afferma “che l’uomo in fondo non vuole la felicità di per sé, ma cerca un motivo per essere felice”. Gesù ci invita a trovare questo motivo per essere felice. È Lui! È il vangelo vissuto. È ogni volta che operiamo per la pace, la giustizia, per un mondo migliore… a costo anche di lacrime. Citando Kiergaard, Frankl ricorda che “la porta della felicità si apre solo verso l’esterno: chi tenta di forzarla in senso contrario finisce con chiuderla sempre di più”. Tu, Gesù, l’avevi detto e vissuto molto tempo prima, proprio nelle beatitudini.



